Ostia 2026. Architettura Di Un Disastro Annunciato.

Qui ciò che cade non è solo il perimetro urbano, ma l’infrastruttura relazionale.

Questa vuole essere un’indagine visiva sullo spazio del collasso relazionale, oltre la mera superficie estetica.

Dettaglio architettonico di uno stabilimento balneare di Ostia, lo Sporting Beach.  La struttura, completamente deserta presenta evidenti segni di abbandono e degrado. la terrazza a sbalzo è staccata di netto. Un uccello nero attraversa il fotogramma


Il ruolo dell’estetica.

In questo lavoro, scattato interamente con la mia amatissima Fujifilm X100 VI e i due aggiuntivi ottici da 28 e 50 mm, ho cercato volutamente una dissonanza estetica ed emotiva tra il disastro sul territorio e una bellezza comunque intrinseca di quei colori, contrasti, ombre e luci. Attraverso questo paradosso credo che l’impatto visivo sia ancora più importante. La base di partenza è l’estetica della superba, unica Kodachrome. Pellicola storica che portava con sé colori e contrasti unici.



Inquadratura simmetrica, dal basso, dello storico trampolino del Kursaal di Ostia, capolavoro di Pierluigi Nervi.  La monumentale struttura bianca e rossa, stagliata contro il cielo, mostra segni di abbandono, ruggine, sfaldamento e incuria.

Una brutta storia.

Questa è oggettivamente una brutta storia. In cui è difficile vedere responsabilità da una sola parte. Credo che stia a noi cercare di fare un passo indietro, cercare di essere obiettivi e non tifosi. Sta di fatto che osservare come lo stabilimento del Kursaal, e del suo iconico trampolino disegnato dal celebre Ing. Pierluigi Nervi, sia oramai prossimo al collasso definitivo, fa semplicemente male al cuore.

O di come una storia giudiziaria abbia letteralmente fatto a pezzi “La Casetta”. I cui ex gestori sono stati pienamente assolti. Capite l’assurdità di una giustizia che impiega anni a emettere sentenze?


O ancora del domandarsi di come il terrazzo a sbalzo del celebre, bellissimo, “Sporting Beach” abbia potuto staccarsi in maniera così netta.



Una conclusione.

L’unica conclusione che possiamo trarre è che siamo di fronte a una storia bruttissima ma che è tutt’altro che conclusa. Sarebbe un bene che tutti noi, cittadini, stessimo attenti. E in qualche modo chiedessimo risposte a chi ci amministra. Perché questo è uno scempio inaccettabile. Uno scempio architettonico, relazionale, urbano, giudiziario, imprenditoriale. Ostia, l’Italia meritano di meglio.

Un cumulo di macerie dello storico stabilimento Sporting Beach sul litorale di Ostia. Cemento armato spezzato, piastrelle rotte e ferri contorti sti stagliano sulla linea del mare, calmo e placido.  Sulla sinistra, i resti di alcune sdraie a righe.
Veduta dall'alto della piscina storica del Kursaal, Ostia. Sulle piastrelle si staglia l'ombra lunga del fotografo.  Sullo sfondo un murale e sulla destra l'acqua stagnante, verdastra e piena di detriti segnalano in modo evidente l'abbandono.
Veduta al tramonto dello Sporting Beach, Ostia. Un brutale contrasto tra la bellezza della luce calda del tramonto, la bellezza dell'architettura e il degrado della distruzione della struttura, con cumuli di macerie  e il terrazzo a sbalzo spezzato
Un armadio tecnico di metallo aperto su un muro dall'intonaco scrostato rivela due vecchie caldaie completamente arrugginite e un groviglio di tubature esposte. La forte luce solare proietta ombre nette, accentuando lo stato di totale abbandono.
Macerie balneari a Ostia, ex Sporting Beach. Sotto il cemento crollato spiccano tessuti a strisce e la scritta nera "Ci vogliamo vive"
Vecchie cabine balneari in legno bianco e azzurro a Ostia. Vernice scrostata, ingressi aperti e interni inghiottiti dal buio.
Persiane bianche arrugginite aperte sul buio. Un raggio di luce taglia l'ombra e illumina una vecchia insegna rossa Algida.
Piscina vuota e macerie al Kursaal di Ostia. In primo piano, sotto un cielo plumbeo, pende un cavo elettrico verde reciso.
Frigoriferi di gelati rovesciati tra tubature metalliche e arbusti al Kursaal di Ostia, sotto la luce nitida del sole.
Silhouette del trampolino del Kursaal a Ostia in controluce al tramonto. In primo piano, terrazza deserta e detriti.
Facciata in rovina de La Casetta a Ostia fagocitata dalla vegetazione, con piccoli fiori bianchi in primo piano.
Insegna pubblicitaria completamente bianca e vuota, assediata da sterpaglie e un'agave a Ostia sotto un cielo nuvoloso.

I Salabè, Ostia e La Casetta

Le responsabilità, anche quando sfuggono ai tribunali, restano incise nella materia. La storia si sedimenta, non scompare, anche se l'occhio distratto deve sforzarsi per leggerla. Sotto questa coltre bianca rimane il dolore sacrosanto dei Salabè. Rimane il dolore di Ostia, costretta a guardare un'architettura storica disintegrarsi sotto il peso di uno scempio burocratico e giudiziario che non ha mai preteso colpevoli. Hanno provato ad azzerare tutto, ma la verità non si cancella. Si può solo seppellire sotto una patina di abbandono. Basta guardare oltre quel bianco. Basta spingere lo sviluppo del file un po' più a fondo, forzando la latenza della luce, per costringere il passato a riaffiorare. Le nefandezze non spariscono mai del tutto.

Sono rimasto piuttosto sconvolto dal fatto che sviluppando il RAW, il negativo digitale, sia apparsa la scritta “La Casetta”, con tanto di logo storico. Un pezzo di storia di Ostia. Eppure è così. La verità storica trova sempre il modo di uscire, basta cercarla.

Stessa insegna, manipolata con un editing estremo per rivelare il testo latente: riaffiora come un fantasma il logo "La Casetta".

Il progetto verrà aggiornato durante i prossimi giorni.

La mia indagine visiva esplora costantemente la tensione tra lo spazio architettonico e lo spazio relazionale, applicandosi trasversalmente a ogni narrazione. Le radici e la struttura di questo approccio sono codificate nel mio manifesto culturale R.O.M.E.